Obesità e ipertensione arteriosa: il legame che molti sottovalutano (e come si spezza)

Feb 18, 2026 | Disturbi legati all'obesità

Pressione alta e peso in eccesso spesso convivono nello stesso paziente, e raramente per caso. Il legame tra obesità e ipertensione arteriosa è uno dei più solidi e documentati nella medicina cardiovascolare: il Framingham Heart Study stima che circa il 70% dei casi di ipertensione si verifica in soggetti sovrappeso o obesi. Nelle popolazioni occidentali, la quota di ipertensione direttamente attribuibile all’obesità è tra il 30 e il 65%.

Questo dato ha implicazioni pratiche enormi: significa che in molti pazienti l’ipertensione non è una malattia indipendente da trattare a vita con i farmaci, ma una comorbidità dell’obesità che può migliorare — e in molti casi scomparire — quando il peso viene affrontato in modo efficace e duraturo.

Perché l’obesità alza la pressione: i meccanismi reali

La relazione tra peso e pressione arteriosa non è casuale né mediata da un unico fattore. È il risultato di almeno cinque meccanismi fisiopatologici che agiscono contemporaneamente nell’organismo dell’obeso.

Sistema nervoso simpatico iperattivo. Il tessuto adiposo, in particolare quello viscerale, stimola cronicamente il sistema nervoso simpatico. L’iperattività simpatica provoca vasocostrizione periferica, aumento della frequenza cardiaca e incremento della gittata cardiaca — i tre determinanti principali della pressione arteriosa. La leptina, ormone prodotto in eccesso dagli adipociti nell’obesità, contribuisce direttamente a questa iperattivazione simpatica.

Sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS) disregolato. Il tessuto adiposo produce angiotensinogeno — il precursore dell’angiotensina II — in modo proporzionale alla sua massa. Più grasso viscerale, più angiotensina II in circolazione. L’angiotensina II causa vasocostrizione diretta e stimola la secrezione di aldosterone, che a sua volta induce ritenzione di sodio e acqua. Il risultato è un volume plasmatico espanso con pressioni cronicamente più elevate.

Insulino-resistenza. L’obesità — soprattutto viscerale — è la causa più comune di insulino-resistenza. L’iperinsulinemia compensatoria che ne consegue aumenta il tono simpatico, riduce la vasodilatazione mediata dall’ossido nitrico e promuove la ritenzione renale di sodio. In pratica, la stessa insulino-resistenza che anticipa il diabete contribuisce già alla pressione alta.

Compressione renale meccanica. Il grasso perirenale nell’obeso esercita una compressione fisica diretta sui reni, interferendo con la pressione idrostatica intrarenale e promuovendo ulteriore ritenzione di sodio. È un meccanismo puramente meccanico, indipendente da quelli ormonali, che spiega perché l’ipertensione dell’obeso risponde spesso meno ai farmaci standard.

Apnee ostruttive del sonno (OSAS). Spesso associate all’obesità, le apnee notturne producono episodi ripetuti di ipossia durante il sonno, che attivano il sistema simpatico e contribuiscono a un’ipertensione che tende a essere particolarmente difficile da controllare e che può persistere nelle ore diurne.

I numeri che orientano il trattamento

Il legame peso-pressione è quantificabile in modo preciso: per ogni 10 kg di peso corporeo in più, la pressione sistolica aumenta di circa 2-3 mmHg. L’effetto inverso è altrettanto documentato: una riduzione dell’1% del peso corporeo induce una diminuzione della pressione di 1-2 mmHg.

In termini pratici, un paziente di 110 kg che perde il 10% del peso — 11 kg — può aspettarsi una riduzione pressoria di 11-22 mmHg sistolici. Una variazione di questo ordine è clinicamente significativa e può portare alla sospensione o riduzione dei farmaci antipertensivi in un sottoinsieme consistente di pazienti.

La qualità del grasso perso conta tanto quanto la quantità. La riduzione del grasso viscerale — il più attivo ormonalmente — produce effetti pressori sproporzionati rispetto alla perdita di grasso sottocutaneo. È per questo che le modifiche dello stile di vita orientate a ridurre specificamente il grasso addominale hanno un impatto cardiovascolare superiore a diete che producono la stessa perdita di peso ma con meno deplezione viscerale.

Quando la dieta e l’attività fisica non bastano

Le linee guida ESC 2024 per l’ipertensione confermano che la perdita di peso è un intervento di stile di vita con effetto antipertensivo di primo livello. Tuttavia, la sfida clinica centrale nell’ipertensione da obesità è la stessa di ogni altra comorbidità dell’obesità: la perdita di peso ottenuta con la sola modificazione dello stile di vita raramente si mantiene nel lungo termine in presenza di obesità grave.

Farmaci GLP-1 agonisti (semaglutide, tirzepatide): oltre al loro effetto diretto sulla perdita di peso, questi farmaci mostrano effetti favorevoli sulla pressione arteriosa che vanno oltre la sola riduzione ponderale. Studi clinici documentano riduzioni della pressione sistolica di 4-6 mmHg con semaglutide e di 6-8 mmHg con tirzepatide, parzialmente indipendenti dalla perdita di peso. Il meccanismo è probabilmente legato a un effetto diretto sulla vasodilatazione e sulla riduzione dell’attività simpatica.

Chirurgia bariatrica: rappresenta l’intervento con l’impatto documentato più rilevante sull’ipertensione associata all’obesità grave. I dati sono consistenti tra i centri:

  • Con la sleeve gastrectomy, si osserva una riduzione significativa della pressione nel 52-77% dei pazienti a un anno dall’intervento, con mantenimento al 60% a 5 anni. La riduzione dei farmaci antipertensivi è del 12% già nel primo mese e del 25% a 5 mesi.
  • Con il bypass gastrico, la remissione completa dell’ipertensione è maggiore rispetto agli interventi puramente restrittivi: 32% a un anno vs 16% del bendaggio gastrico, con mantenimento del trend a 5 anni.

La remissione completa — intesa come normalizzazione della pressione senza farmaci — non è universale, ma la riduzione del numero e del dosaggio dei farmaci antipertensivi dopo chirurgia bariatrica è quasi costante nei pazienti con obesità grave e ipertensione pre-operatoria.

Ipertensione da obesità: le peculiarità che cambiano il trattamento

Non tutti gli ipertesi obesi rispondono allo stesso modo ai farmaci antipertensivi. Alcune caratteristiche cliniche specifiche orientano la scelta terapeutica in questo sottogruppo.

Gli ACE-inibitori e i sartani (bloccanti del RAAS) sono farmaci di prima scelta nell’iperteso obeso, proprio perché contrastano il meccanismo patogenetico principale — l’iperstimolazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone. In presenza di diabete tipo 2 associato, offrono anche protezione renale.

I diuretici sono spesso necessari per correggere la ritenzione sodica e idrica, ma da soli hanno efficacia limitata se non si affronta la causa metabolica sottostante.

I beta-bloccanti di vecchia generazione (atenololo, metoprololo) sono generalmente meno adatti come prima scelta nell’iperteso obeso perché possono peggiorare la resistenza insulinica e aumentare il peso corporeo.

Un dato clinico rilevante: la misurazione della pressione arteriosa nell’obeso richiede l’uso del bracciale appropriato per la circonferenza del braccio. Un bracciale troppo stretto sovrastima sistematicamente la pressione reale, portando a diagnosi di ipertensione e trattamenti farmacologici non necessari.

FAQ

Se perdo peso la pressione si normalizza sempre? Non sempre, ma spesso. La probabilità di normalizzazione è più alta quando l’ipertensione è comparsa dopo l’aumento di peso, la storia familiare di ipertensione è assente o debole, e la perdita di peso è superiore al 10%. Quando l’ipertensione è presente da molti anni con danno d’organo consolidato, può persistere anche dopo la perdita di peso — ma quasi sempre si riduce e richiede meno farmaci.

Posso smettere i farmaci antipertensivi se perdo peso? Solo sotto controllo medico. La sospensione brusca di alcuni antipertensivi è pericolosa. Il medico valuterà il monitoraggio domiciliare della pressione e deciderà insieme al paziente se e quando ridurre o sospendere la terapia farmacologica in base ai valori misurati.

L’ipertensione è un’indicazione alla chirurgia bariatrica? Sì. L’ipertensione arteriosa, insieme a diabete tipo 2, dislipidemia e OSAS, è una delle comorbidità che giustificano la chirurgia bariatrica anche in pazienti con BMI 35-40, dove altrimenti la soglia standard sarebbe 40.

Quante persone in Italia sono ipertese? I dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare mostrano che più del 50% degli uomini e più del 40% delle donne tra i 35 e i 79 anni sono ipertesi. L’ipertensione è il singolo fattore di rischio cardiovascolare più diffuso nel paese.

Conclusione

L’ipertensione arteriosa nell’obeso non è un accidente indipendente: è, nella maggioranza dei casi, una conseguenza diretta e misurabile dell’eccesso di grasso viscerale sui meccanismi di regolazione della pressione. Trattarla con soli farmaci senza affrontare l’obesità sottostante significa curare il sintomo ignorando la causa.

Il Dr. Giuseppe Iovino è chirurgo bariatrico con esperienza pluriennale nel trattamento dell’obesità e delle sue comorbidità cardiovascolari. Opera a Napoli presso la Casa di Salute Santa Lucia — Centro di Eccellenza SICOB 2026 — dove il percorso integrato include valutazione cardiologica, terapia farmacologica con GLP-1 agonisti e, quando indicata, chirurgia bariatrica come trattamento risolutivo delle comorbidità metaboliche. La prima valutazione è disponibile anche in telemedicina.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il consulto medico specialistico. Per una valutazione personalizzata del tuo caso, consulta sempre un professionista qualificato.

Per maggiori informazioni:

        Il dott Giuseppe Iovino

        Il dott. Michele Giuseppe Iovino si occupa della diagnosi e della terapia chirurgica dell'Obesità patologica. Già Dirigente Chirurgo dell’Ospedale Cardarelli è il responsabile di Chirurgia Bariatrica e Cura dell’Obesità del gruppo Nefrocenter® e tutor per la formazione degli specializzandi in Chirurgia Generale dell’Università Federico II di Napoli. Ha fondato il Centro vesuviano per la diagnosi e cura dell’obesità e delle malattie oncologiche e funzionali dell’apparato digerente. BIO COMPLETA