La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e l’obesità non sono semplicemente due condizioni che capita di ritrovarsi insieme: si alimentano a vicenda in un circolo metabolico che, se non interrotto, tende a peggiorare nel tempo. Tra il 60 e l’80% delle donne con PCOS presenta sovrappeso o obesità, e in molti casi l’eccesso di peso è sia una conseguenza che un fattore aggravante della sindrome. Capire questo meccanismo è il primo passo per trovare un trattamento efficace.
La PCOS è il disturbo endocrino più frequente nelle donne in età fertile, con una prevalenza stimata tra il 6% e il 20% a seconda dei criteri diagnostici utilizzati. Nonostante sia così comune, spesso viene diagnosticata in ritardo, fraintesa o trattata in modo parziale — affrontando solo i sintomi visibili come l’irregolarità mestruale o l’acne, senza intervenire sulla radice metabolica del problema. Questo articolo spiega il legame tra PCOS e obesità, quali trattamenti funzionano davvero e quando il supporto di un chirurgo bariatrico può fare la differenza.
Cos’è la PCOS: definizione medica e criteri diagnostici
La sindrome dell’ovaio policistico è un disordine endocrino-metabolico complesso, con probabile componente genetica, influenzata da fattori ambientali come l’alimentazione e l’attività fisica. Non è semplicemente la presenza di cisti sulle ovaie — la diagnosi richiede la presenza di almeno due dei tre criteri di Rotterdam, stabiliti nel 2003 dalla consensus ESHRE/ASRM e tuttora utilizzati in ambito clinico:
- Oligovulazione o anovulazione — cicli mestruali irregolari, rari o assenti
- Iperandrogenismo clinico e/o biochimico — eccesso di ormoni androgeni che si manifesta con irsutismo, acne, seborrea, o alterazioni agli esami ormonali
- Morfologia ovarica policistica all’ecografia — almeno 12 follicoli di diametro 2-8 mm per ovaio o volume ovarico superiore a 10 cm³
È importante sottolineare che non tutte le donne con PCOS sono obese, e non tutte le donne obese con cicli irregolari hanno la PCOS. La diagnosi corretta richiede sempre l’esclusione di altre cause (iperplasia surrenalica congenita, iperprolattinemia, tumori secernenti androgeni, sindrome di Cushing) attraverso esami ormonali mirati.
Il meccanismo che collega PCOS e obesità: l’insulino-resistenza al centro
Il nodo cruciale che lega PCOS e obesità si chiama insulino-resistenza. Comprendere questo meccanismo cambia il modo in cui si affronta la sindrome.
L’insulina è l’ormone prodotto dal pancreas che permette alle cellule di utilizzare il glucosio come energia. Quando le cellule diventano meno sensibili all’insulina — come accade nell’insulino-resistenza — il pancreas compensa producendone di più. Questa iperinsulinemia ha un effetto diretto sulle ovaie: stimola la produzione di androgeni (testosterone e suoi precursori), interrompe la normale maturazione dei follicoli ovarici e blocca l’ovulazione.
L’obesità di tipo androide — cioè la distribuzione del grasso prevalentemente a livello addominale, con rapporto vita/fianchi superiore a 0,80 — peggiora ulteriormente la resistenza insulinica, creando un circolo vizioso: più grasso addominale → più insulino-resistenza → più androgeni → più difficoltà a perdere peso → più grasso addominale. Nelle donne con PCOS, l’accumulo di grasso viscerale è spesso accelerato proprio dalla disfunzione ormonale, indipendentemente dall’apporto calorico.
Questo spiega un paradosso frequente nelle pazienti con PCOS: il fatto di mangiare “normalmente” o addirittura poco eppure faticando enormemente a dimagrire. Non è una questione di volontà. È una risposta biologica alterata che richiede un intervento clinico strutturato.
Sintomi della PCOS: cosa osservare e quando rivolgersi a uno specialista
La PCOS si manifesta con un quadro sintomatologico molto variabile. I sintomi tendono a comparire alla pubertà e possono modificarsi nel tempo. Quelli più frequenti includono:
- Ciclo mestruale irregolare: oligomenorrea (cicli rari, con intervalli superiori a 35 giorni) o amenorrea (assenza di mestruazioni per più di 90 giorni)
- Irsutismo: crescita di peli in zone tipicamente maschili (labbro superiore, mento, petto, addome inferiore, schiena)
- Acne persistente: soprattutto su mento, guance, collo e schiena, spesso resistente ai trattamenti topici comuni
- Difficoltà a perdere peso o aumento di peso rapido: specie a livello addominale
- Caduta dei capelli (alopecia androgenetica): diradamento tipicamente frontale
- Acanthosis nigricans: zone di pelle scura e ispessita su nuca, pieghe cutanee, gomiti — segnale visibile di insulino-resistenza
- Infertilità o difficoltà a concepire: per mancata ovulazione regolare
- Problemi dell’umore: ansia e depressione sono significativamente più frequenti nelle donne con PCOS
Vale la pena rivolgersi a uno specialista endocrinologo o ginecologo quando sono presenti due o più di questi segnali, soprattutto se associati a cicli irregolari. La diagnosi precoce permette di intervenire prima che si sviluppino complicanze metaboliche a lungo termine.
Rischi a lungo termine: perché trattare la PCOS non è solo estetica
Trattare la PCOS è una questione di salute metabolica, non di aspetto fisico. Le donne con PCOS non trattata hanno un rischio significativamente aumentato di sviluppare nel tempo:
- Diabete di tipo 2: un’alterata tolleranza al glucosio è presente nel 15-30% delle donne con PCOS; in alcune coorti di studio la progressione a diabete franco riguarda fino al 65-68% delle donne affette
- Sindrome metabolica (obesità addominale, ipertensione, iperglicemia, dislipidemia): le donne con PCOS e obesità presentano marker di rischio cardiovascolare significativamente più elevati rispetto alle donne obese senza PCOS
- Malattie cardiovascolari: aterosclerosi subclinica, ispessimento dell’intima media carotidea e calcificazioni coronariche sono più frequenti già nelle giovani donne con PCOS
- Iperplasia endometriale e cancro dell’endometrio: il rischio risulta aumentato di circa 2,9 volte rispetto alla popolazione generale, per effetto della stimolazione estrogenica cronica non bilanciata da progesterone
- Apnee notturne: più frequenti nelle donne con PCOS rispetto alle donne con lo stesso BMI ma senza la sindrome
- Infertilità: la PCOS è la causa più frequente di infertilità anovulatoria nelle donne in età fertile
Come si tratta la PCOS: approccio integrato e multispecialistico
Non esiste un unico trattamento per la PCOS: l’approccio deve essere personalizzato in base all’obiettivo principale della paziente (regolarizzare il ciclo, ridurre l’irsutismo, ottenere una gravidanza, migliorare il profilo metabolico) e alla presenza o meno di obesità.
Modifiche dello stile di vita — il punto di partenza
La perdita di peso, anche modesta (5-10% del peso corporeo), è in grado di migliorare significativamente la sensibilità insulinica, ridurre i livelli di androgeni, ripristinare cicli ovulatori regolari e migliorare i parametri metabolici. Una dieta a basso indice glicemico e ad alto contenuto di fibre è la strategia nutrizionale più supportata dalla letteratura per le donne con PCOS, poiché riduce i picchi insulinici post-prandiali. L’attività fisica aerobica regolare (almeno 30-40 minuti al giorno) migliora ulteriormente la sensibilità all’insulina.
Trattamento farmacologico
A seconda del quadro clinico, il medico può valutare:
- Contraccettivi orali combinati: riducono l’iperandrogenismo e regolarizzano il ciclo mestruale nelle donne che non desiderano una gravidanza nell’immediato
- Metformina: migliora la sensibilità insulinica, riduce l’iperinsulinemia e può ripristinare l’ovulazione nelle pazienti con insulino-resistenza marcata
- Farmaci GLP-1 agonisti (liraglutide, semaglutide, tirzepatide): nelle donne con PCOS e obesità, questi farmaci hanno mostrato risultati promettenti, agendo contemporaneamente sulla perdita di peso, sulla riduzione dell’insulino-resistenza e sul miglioramento del profilo ormonale. La letteratura scientifica recente segnala un effetto diretto anche sulla riduzione degli androgeni circolanti nelle pazienti trattate con agonisti GLP-1
- Inositolo (mio-inositolo e D-chiro-inositolo): integratori che migliorano la sensibilità insulinica e il profilo ormonale; alcuni studi mostrano benefici su androgeni, pressione sanguigna e funzione ovarica nelle donne obese o sovrappeso con PCOS
- Farmaci per l’induzione dell’ovulazione (clomifene, letrozolo): indicati nelle donne che desiderano una gravidanza e non ovulano spontaneamente
Chirurgia bariatrica nelle pazienti con PCOS e obesità severa
Nelle donne con PCOS e obesità di grado severo (BMI ≥ 40, o ≥ 35 con comorbidità metaboliche), la chirurgia bariatrica rappresenta l’intervento più efficace per interrompere il circolo vizioso tra eccesso di peso e disfunzione ormonale. Gli studi disponibili mostrano che dopo chirurgia bariatrica la maggior parte delle donne con PCOS e obesità recupera la regolarità mestruale, riduce l’iperandrogenismo e ripristina l’ovulazione — con percentuali di remissione dei sintomi della sindrome molto elevate. La riduzione dell’insulino-resistenza avviene rapidamente, spesso prima ancora di una perdita di peso significativa, grazie alle modificazioni neuro-ormonali che la chirurgia bariatrica determina già nelle prime settimane post-operatorie.
È fondamentale che la valutazione per la chirurgia bariatrica nelle donne con PCOS includa una discussione sulla fertilità post-operatoria: molte pazienti recuperano la funzione ovulatoria dopo l’intervento e devono essere informate sulla necessità di un adeguato piano contraccettivo durante il periodo di rapido dimagrimento, che non è il momento ideale per una gravidanza.
Domande frequenti sulla PCOS
La PCOS guarisce con la perdita di peso? La perdita di peso, specialmente nelle donne con sovrappeso o obesità, migliora molto significativamente i sintomi della PCOS: può ripristinare il ciclo mestruale, ridurre l’irsutismo, migliorare la fertilità e normalizzare i parametri metabolici. Tuttavia, la PCOS è una sindrome con componente genetica: i sintomi possono attenuarsi ma in alcune pazienti permangono anche dopo la normalizzazione del peso.
La PCOS impedisce di rimanere incinta? Non necessariamente. Molte donne con PCOS concepiscono senza difficoltà, specialmente se i cicli sono solo parzialmente irregolari. Nelle forme più severe con anovulazione, i trattamenti medici (induzione dell’ovulazione con letrozolo o clomifene) e la perdita di peso permettono di ottenere una gravidanza nella maggior parte dei casi. La PCOS è la causa più frequente di infertilità da anovulazione, ma è anche una delle cause di infertilità più trattabili.
I farmaci GLP-1 funzionano per la PCOS? La ricerca recente suggerisce che i farmaci GLP-1 agonisti, come semaglutide e tirzepatide, hanno effetti favorevoli sulle donne con PCOS e obesità: riducono il peso corporeo, migliorano la sensibilità insulinica e sembrano abbassare i livelli circolanti di androgeni. Non sono però attualmente approvati specificamente per la PCOS e il loro utilizzo in questo contesto va valutato individualmente dal medico specialista.
La pillola anticoncezionale cura la PCOS? La pillola contraccettiva regolarizza il ciclo mestruale e riduce l’iperandrogenismo, ma sospendendo la terapia i sintomi tendono a ripresentarsi. Non agisce sulla causa metabolica della sindrome (insulino-resistenza) e non è indicata per le donne che desiderano una gravidanza.
Quanto peso bisogna perdere per vedere miglioramenti nella PCOS? La letteratura scientifica indica che una riduzione del 5-10% del peso corporeo è sufficiente per produrre miglioramenti clinici significativi: regolarizzazione del ciclo, riduzione degli androgeni e miglioramento dei parametri glicemici. Non è necessario raggiungere il peso ideale per ottenere benefici concreti.
Quali esami fare per diagnosticare la PCOS? La diagnosi richiede una valutazione ginecologica con ecografia pelvica o transvaginale, dosaggi ormonali (testosterone totale e libero, LH, FSH, prolattina, 17-OH progesterone, DHEAS), curva da carico di glucosio o glicemia e insulinemia basale per valutare l’insulino-resistenza, e l’esclusione delle condizioni che mimano la PCOS.
Conclusione
La PCOS è una sindrome complessa che richiede un approccio medico integrato, non solo ginecologico. Nelle donne con sovrappeso o obesità, la gestione del peso è parte essenziale del trattamento — non un obiettivo secondario. Intervenire sull’insulino-resistenza, attraverso modifiche dello stile di vita, farmaci o, nei casi più severi, chirurgia bariatrica, è il modo più efficace per ridurre i sintomi della sindrome, proteggere la salute metabolica a lungo termine e migliorare la qualità di vita.
Il Dr. Giuseppe Iovino è chirurgo bariatrico e specialista nel trattamento dell’obesità e delle malattie metaboliche correlate. Dirige il Centro per la Cura dell’Obesità presso la Casa di Salute Santa Lucia di San Giuseppe Vesuviano, struttura riconosciuta come Centro di Eccellenza SICOB per il 2026, e opera in diverse strutture in Campania. Per le donne con PCOS e obesità che non rispondono adeguatamente alle terapie convenzionali, è possibile richiedere una valutazione multidisciplinare — anche in telemedicina — per valutare le opzioni terapeutiche più appropriate al proprio caso.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il consulto medico specialistico. Per una valutazione personalizzata del tuo caso, consulta sempre un professionista qualificato.
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